Welfare e salute, binomio inscindibile anche nel PNRR

E’ la n. 5 la Missione del PNRR che contiene la maggior parte degli interventi per il sociale. E’ denominata “Inclusione e Coesione” ed il 1 marzo sarà pubblicato il relativo Avviso per la manifestazione d’Interesse. La Missione 5, come gran parte del PNRR, prevede due direttrici: Riforme ed Investimenti.

La prima direttrice – quella delle riforme – annuncia l’adozione di misure legislative che toccheranno principalmente tre aree strategiche: Famiglia, Disabili, Anziani. La seconda – quella degli investimenti – porta in pancia risorse economiche pari a 1.450.6 milioni di euro destinate a 600 Ambiti Territoriali Sociali del Paese attraverso la presentazione e realizzazione di circa 3.425 progetti che avranno come beneficiari oltre 50.000 mila persone.

Fulcro della citata Missione 5 del PNRR è Prevenire il bisogno – De-istituzionalizzare – Sostenere le fragilità. Come fare tutto ciò lo vedremo, intanto gli obiettivi da raggiungere ed i soldi da spendere.

La capacità di fare goal negli obiettivi prefissati dal PNRR con i progetti in tema di assistenza dipenderà esclusivamente dalla capacità dei c.d. Ambiti territoriali sociali, ovvero dei comuni, perché i circa 3.425 progetti potranno essere presentati esclusivamente dagli Ambiti territoriali sociali ancor meglio se in forma associata tra loro. Questi dovranno, ora, sfoderare la loro capacità non solo di progettare ma soprattutto di realizzare in concreto quell’assistenza agli stati di bisogno capace di contenere ed evitare la richiesta di assistenza in altre voci o in altri settori. Bisognerà che gli Ambiti territoriali del Sociale sappiano fornire risposte capaci di evitare quanto finora spesso accaduto di utilizzare la risposta sanitaria come sostituzione di un’assistenza sociale inesistente. Ovvero dovranno essere bravi ad evitare le tante situazioni di inappropriatezza di assistenza sanitaria che hanno contribuito negli anni all’aumento della spesa pubblica. Superare, quindi, l’approccio della standardizzazione della risposta al bisogno e sposare, invece, la c.d. flessibilità della risposta. Per fare ciò, i comuni, in qualità di enti territoriali di maggiore prossimità al bisogno dei cittadini, dovranno essere in grado di intercettare immediatamente i bisogni per programmarne le risposte.

Non si può non nutrire qualche preoccupazione. Non almeno gli addetti ai lavori. Perché finora gli enti locali non si sono rivelati pronti in questa funzione che era stata assegnata loro molto prima del PNRR, più di vent’anni fa, dalla vecchia e sempre buona legge quadro sull’assistenza 328/2000. Sul punto il PNRR non porta aria nuova. Anzi. Tuttavia, a vent’anni da quella legge iconica sull’assistenza, il quadro del sistema di protezione sociale italiano appare ancora fortemente categoriale, scarsamente omogeneo a livello nazionale ma anche all’interno dello stesso territorio regionale e basato principalmente sulla distribuzione di risorse a piè di lista.

A dirlo è lo stesso Piano Nazionale degli interventi e dei Servizi Sociali 2021-2023 che, oltre a definire il nostro sistema sociale nazionale “…un sistema in mezzo al guado…” perché improntato maggiormente su prestazioni monetarie pensionistiche rispetto ai servizi sociali, traccia un identikit dello stesso un po’ sconfortante tra disomogeneità e frammentazione dove i Leps (Livelli essenziali delle Prestazioni) sono scarsamente definiti o, alla meglio, identificati in Obiettivi di Servizio… sottocategoria creata per sopperire alla loro mancata definizione.  

Cosa non ha funzionato in vent’anni di 328/2000?

E’ bene chiederselo perché i 20 anni citati non sono passati inosservati (per le tasche dello Stato e, quindi, dei cittadini) ma hanno generato un autentico paradosso che dovremmo scongiurare accada nuovamente con l’iniezione economica del PNRR. Difatti tra il 2008 ed il 2019 (quindi prima che la spesa per assistenza lievitasse extra ordinem a causa della pandemia) la spesa assistenziale è aumentata del 57% a fronte del quale aumento, in modo incongruente, si è avuto l’aumento della povertà assoluta del 50% e della povertà relativa del 36% (dati Istat). Più semplicemente detto, lo Stato ha raddoppiato la spesa in assistenza e la povertà, relativa ed assoluta, è aumentata!!!

A non far funzionare le cose è stata sicuramente la mancata realizzazione del sistema integrato di interventi socio-sanitari che avrebbe dovuto – mettendo al centro del sistema la persona – garantire risposte appropriate in termini economici ma anche in termini sociali. Ostacolo è stata, senza dubbio, la separazione – istituzionale e politica –  tra Salute e Welfare che ha vanificato gli auspici all’integrazione contenuti nella 328/2000 e nei D.Lgsl.502/1992 e 229/1999. Istituzioni anche politiche differenti per Salute e Welfare e fonti di finanziamento diverse e separate non hanno fatto altro che aumentare la distanza tra i due sistemi di intervento ad aumentare la spesa senza produrre maggiore soddisfazione per gli stati di bisogno.

In Regioni come la Calabria, il problema è stato amplificato dal commissariamento ultradecennale della Sanità che ha ingessato ulteriormente le politiche sanitarie ed ha reso l’obiettivo dell’integrazione socio-sanitaria un miraggio ancor più irraggiungibile che altrove. In Calabria, il sistema salute ha seguito la sua strada pilotata e diretta da una cabina di regia nazionale distante dai territori e spesso cruda di quella conoscenza necessaria per una programmazione consapevole. Le politiche sociali, dal canto loro, hanno arrancato tra una mancata attuazione della 328/2000 ed una tardiva quanto sbagliata attuazione della stessa, dopo 19 lunghi anni con una dibattuta delibera di Giunta Regionale – la 503/2019 –  che in una logica strutturo-centrica ha triplicato le strutture di accoglienza marginalizzando i servizi territoriali.

Cosa fare affinché le cose possano funzionare d’ora in poi ed evitare che in futuro il PNRR non replichi i vent’anni dalla 328/2000?

Le riforme che accompagneranno la Missione 5 del PNRR, ovvero i provvedimenti legislativi di cui abbiamo detto sopra, faranno la differenza soprattutto insieme a quelle da adottare con la Missione 6 Salute. Tuttavia, poiché le azioni finanziate dal PNRR non costituiscono parte integrante delle stesse Riforme, per evitare estemporaneità ed inefficacie improduttive ed economicamente pericolose (i soldi del PNRR andranno restituiti) sarà necessario che il legislatore delle Riforme – dal canto suo – abbia memoria lunga per evitare gli errori del passato e, quindi, vada nella direzione di superare la separazione finanziaria e di competenze per Salute e Welfare non dimenticando (questa volta) la Previdenza. Potenzi realmente la medicina territoriale (Missione 6 Pnrr) affinché abbia un senso compiuto – in termini di salute e di sostenibilità sociale – l’obiettivo della Missione 5 del PNRR che mira alla de-istituzionalizzazione dell’utente. Il progettista degli Ambiti Territoriali sociali – dal canto suo – cambi direzione di marcia e superi definitivamente la tendenza cronica ad accaparrarsi risorse senza un’adeguata programmazione e senza quella necessaria responsabilità che impone una seria valutazione del vantaggio economico che ne deve derivare. Nel caso della Missione 5 del PNRR, la valutazione da fare è solo una: la progettazione della missione 5 deve produrre diminuzione di richiesta sanitaria. 

I 32 Ambiti Territoriali Sociali presenti in Calabria e gli stakeholder chiamati a portare il loro contributo dovranno impegnarsi un po’ di più per superare anche le difficoltà di una Sanità commissariata fino a pochi mesi fa e di un’assistenza sociale snaturata della propria funzione da un recente riordino (DGR 503/2019) decisamente fuori tema. Quindi, è di fondamentale importanza che gli Ambiti Territoriali Sociali si aprano al ragionamento con le istituzioni sanitarie (Asp) affinché si possa realizzare un sistema di protezione costruito realmente sulla persona come un abito sartoriale.

La tabella di marcia del PNRR non consente più di procrastinare quel percorso di maturazione culturale verso un regionalismo consapevole che, da tempo, il federalismo fiscale e la fine della finanza derivata ci chiedono ed al quale troppe volte abbiamo abdicato.

(Candida Tucci, Segretario circolo di Cosenza – Movimento La Calabria che Vuoi)

Il rischio dell’effetto boomerang del PNRR

Trovo estremamente preoccupante la superficialità con cui molti amministratori, tecnici e cittadini parlano, a vario titolo, del PNRR come la soluzione a portata di mano per risolvere tutti i nostri mali.

Sarebbe invece opportuno avviare profonde riflessioni sui rischi che corriamo se questo strumento non è usato correttamente.

Senza entrare in tecnicismi, che rimandiamo a puntate successive, la prima riflessione nasce dal fatto che le risorse finanziarie del PNRR sono in gran parte costituite da prestiti, che bisognerà restituire con i dovuti interessi.

Tre sono le condizioni principali di tali prestiti:

  • a livello Paese, la spesa deve portare alla creazione di valore aggiunto e gli investimenti finanziati devono generare rendimenti superiori al livello delle passività sostenute dal finanziatore (il Dispositivo Europeo di Ripresa e Resilienza),
  • sempre a livello Paese, molti investimenti devono essere accompagnati, talvolta preceduti, da riforme legislative, sia settoriali che trasversali, che puntino, ad esempio, alla semplificazione e all’efficientamento della Pubblica Amministrazione e all’accorciamento dei tempi processuali nella giustizia,
  • ogni singolo intervento finanziato deve rispettare serrati programmi esecutivi.

Se non capiamo la complessità e la strategicità di queste sfide, il PNRR può facilmente tramutarsi in un boomerang in grado di colpire la nostra economia e la nostra società in maniera irreversibile.

E allora come prepararsi a queste sfide, per far sì che il PNRR rappresenti una solida e duratura opportunità di crescita e di sviluppo per tutti noi e non, invece, un incremento del nostro debito per le generazioni presenti e future?

E’ necessario che ciascuno dei molti attori coinvolti faccia bene la sua parte:

  • Le cabine di regia a livello centrale (Presidenza del Consiglio dei Ministri e Ministeri centri si spesa che emanano i bandi) traducano gli obiettivi delle varie componenti del PNRR in interventi facilmente eseguibili da parte dei beneficiari dei vari bandi (per lo più enti locali, ma anche imprese) e, soprattutto, facilitino la loro partecipazione ai bandi (ad esempio fornendo con largo anticipo adeguata informazione sui bandi futuri e fissando scadenze di chiusura dei bandi aperti non troppo repentine).
  • Il Parlamento vari nei tempi previsti le riforme richieste.
  • Gli organi preposti alla regolamentazione attuativa del PNRR perseguano e attuino obiettivi di semplificazione normativa.
  • I soggetti titolari dei bandi si attrezzino per tempo per rispondere ai bandi, effettuando una ricognizione aggiornata delle loro priorità ed una contestuale approfondita analisi incrociata con gli obiettivi delle varie componenti del PNRR.
  • Gli attori coinvolti nella progettazione dei vari interventi (a partire dai politici che danno l’indirizzo, per finire ai tecnici che devono saper tradurre gli indirizzi politici in azioni concrete) contribuiscano a far sì che gli interventi, una volta realizzati, generino il necessario valore aggiunto (ad esempio riducendo spese da sostenere in assenza degli interventi stessi).
  • Gli attori coinvolti nell’esecuzione degli interventi operino nel pieno rispetto delle regole.

Da ultimo, ma in cima a tutto, è importante che tutti antepongano principi etici ad ogni altro interesse.

(Giacomo Martirano, referente Dipartimento Programmazione unitaria – circolo di Cosenza de La Calabria che Vuoi)